Caro lettore in questo articolo voglio portarti a comprendere il legame fra il benessere relazionale e la felicità, approfittando della – appena trascorsa – giornata mondiale della Felicità e la pubblicazione di un report interessante.
Il 20 marzo di ogni anno viene pubblicato il World Happiness Report.
Se vuoi leggere il report pubblicato il 20 marzo 2025 lo trovi qui 👉 https://worldhappiness.report/ed/2025/
Un documento che ha origini nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 19 luglio 2011, quando con la Risoluzione 65/309, “Felicità: verso un approccio olistico allo sviluppo”, si invitavano i governi nazionali a “dare maggiore importanza alla felicità e al benessere nel determinare come realizzare e misurare lo sviluppo sociale ed economico”.
Felicità e benessere sono quindi determinanti per lo sviluppo sociale ed economico.
Come riportavo ne Il Marketing del Benessere, il report 2022, che mostrava i dati rilevati nei vari Paesi nel biennio 2019-2021, la Finlandia continuava a occupava il primo posto, mentre l’Italia era scivolata di sei punti alla 31esima posizione. Dopo tre anni la Finlandia continua a essere al primo posto mentre l’Italia è scivolata al 40°. Questo frutto di un’autovalutazione che ha coinvolto migliaia di persone a cui è stato chiesto di valutare diversi aspetti della propria vita come le opportunità, il supporto sociale e la libertà di scelta.
La percezione della felicità in Italia risulta fra le più basse. Come mai? Dipende da condizionamenti sociali, mancanza di fiducia, atteggiamento pessimista o dati di fatto?
Ma veniamo al report 2025 e alle “relazioni”
Una delle indagini del rapporto è andata in particolare sui giovani (ma a parer mio può estendersi anche ad altre fase di età). Un tempo considerata una delle fasi più felici della vita, la giovane età adulta ha preso ora una piega preoccupante. Le osservazioni del report ci dicono sostanzialmente che la felicità ha una forte componente sociale. Nel corso del tempo e nelle varie culture e generazioni, le relazioni hanno dato sostegno alla salute mentale e alla felicità. I legami sociali , si legge nel report, possono proteggere le persone dagli effetti tossici dello stress, riducendo il rischio che le difficoltà subcliniche si trasformino in disturbi dell’umore. Il dato preoccupante è che il benessere dei giovani adulti è diminuito, perché la solitudine e la percezione di non avere sostegno sociale è aumentata costantemente negli ultimi decenni.
In realtà è un declino generale che si è vissuto in tutte le fasce d’età. Inizialmente il focus è stato portato sugli anziani “soli”, poi con il covid, si è esteso al tema generalizzato dell’isolamento e ora stiamo mettendo a fuoco gli effetti di un modello di vita non più sostenibile proprio sui nuovi adulti.
Ma che il benessere sociale fosse non solo un fattore di felicità ma di salute lo ha detto già nel lontano ’48 l’OMS.
Secondo il Global Wellness Institute entrare in contatto e interagire con gli altri e con le nostre comunità in modi significativi genera benessere. L’influenza del contesto sociale e dei fattori sociali sulla salute e sul benessere, è ormai riconosciuta da tempo. McDowell e Newell, autori di “Measuring Health: A Guide to Rating Scales and Questionnaires”, alla fine degli anni ’80, definivano la salute sociale come: “Quella dimensione del benessere di un individuo che riguarda le sue relazioni con gli altri, come le altre persone reagiscono nei suoi riguardi e come egli interagisce con le istituzioni sociali e le norme della società”.
🍀 Il social wellness o “benessere relazionale” come mi piace definirlo nell’ambito delle 𝐜𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 ( puoi approfondire il tema nel mio ultimo libro “f.r.a.m.s.“) sembra acquisire allora un ruolo sempre più determinante.
“Vivere nel benessere relazionale significa condividere, avere un ruolo, sentirsi riconosciuti e utili per l’altro, appartenere ad una realtà, coltivare la fiducia. È una forma di benessere che, come le altre trattate in questo capitolo, non è fine a sé stessa, ma influenza anche le altre perché può generare conoscenza ed emozioni positive per la mente, stimolare atteggiamenti e sane abitudini verso sé stessi e l’ambiente.” (f.r.a.m.s. Le cinque dimensioni del benessere nella wellness economy, nel turismo e nella vita- movability books – 2025).
Anche il turismo non ha potuto fare a meno di recuperare questa dimensione. Se pensiamo che subito dopo il covid se è vero che abbiamo assistito alla preferenza di appartamenti privati e ampi spazi naturali e d, di li a poco si è palesata l’immediata ricerca di “𝑡𝑜𝑔ℎ𝑒𝑑𝑒𝑟𝑛𝑒𝑠𝑠” , luoghi d’incontro ed esperienze condivise.
Insomma in relazione e connessione, questa una delle condizioni imprescindibili per la salute e la felicità dell’essere umano.
Cosa ne pensi? Come vivi questa dimensione?
Sei anche un’imprenditore che ha un prodotto o servizio con impatti sulla dimensione del benessere relazionale? Fallo emergere fra i valori del tuo brand.
Se vuoi possiamo analizzarlo insieme commenta o scrivimi a paola@paolarizzitelli.it